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Osservo il foglio bianco. Resto lì — a provare, a sperare, a convincermi che qualcosa possa salvarmi. Non so da cosa. Non so da chi.
Forse da me.
Da me, che non riesco a essere felice. Non davanti al cielo azzurro, non sotto il sole che mi sfiora la fronte, non nel suono degli uccelli, nei passi leggeri dei bambini, nei sorrisi troppo pieni. Dentro: lacerazioni. Solitudine. Un’inquietudine che non si lascia nominare. Forse è il mondo a non essere alla mia altezza. O forse sono io a non esserlo per il mondo.
Vorrei —
sì, vorrei —
attraversare tutto con la leggerezza di una foglia. Stare a galla e poi sprofondare, senza paura. Nuotare negli oceani, scendere negli abissi. Credere. Creare. Brillare.
Morte —
cosa sei?
Cosa vuoi da me?
E io, cosa voglio davvero?
Chi non impara a vivere
finisce per appartenerti?
Eppure la vita la sento. La sento tutta: nelle sue contraddizioni, nella sua calma, nel suo cielo pulito. E mi stanca.
Perché, vita?
Perché ti amo proprio così?
Sei una mela da mordere senza misura, da stringere fino a romperla. E nello stesso tempo sei tu che stringi me, che mi consumi, che mi fai a pezzi.
Guardo il foglio bianco. Non scrivo. Il cursore lampeggia come se avesse fretta di andarsene. Fuori il cielo è pulito, troppo pulito. I bambini ridono nel cortile, un suono che arriva a tratti, come se non mi appartenesse. Io resto ferma, con le mani sulle ginocchia, senza sapere cosa sto aspettando. Non sono triste nel modo semplice delle cose tristi. È più una frattura lenta, qualcosa che non fa rumore ma occupa tutto. Mi chiedo se c’è qualcosa che dovrebbe salvarmi. Non so da cosa. Non so nemmeno se serva davvero essere salvata. A volte penso che il problema sia il mondo. Altre volte sono io che non riesco a starci dentro, come un vestito troppo stretto che non si può allargare. Vorrei essere leggera. Non felice — solo leggera. Come quando vedi una foglia che cade senza decidere dove. E invece resto qui, troppo presente. La morte mi attraversa senza entrare. Non la vedo, ma la sento vicino alle cose quotidiane, nelle pause tra un pensiero e l’altro. E la vita… la vita non è mai una cosa sola. È il rumore del frigorifero la notte, è il sole che entra storto dalla finestra, è qualcosa che ti prende per il collo mentre cerchi di sorridere. La amo e mi consuma nello stesso gesto. Come se fosse una cosa che non posso né tenere né lasciare andare.